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Ipazia e Lavinia: eroine di un lontano passato

 

Ipazia, protagonista del Medaglione Aureografico e Lavinia, eroina di Ausugum sono due giovani donne diversissime come scelte religiose e culturali, ma entrambe sono strettamente unite dalla caparbia volontà di non transigere su quello in cui credono, contro tutto e tutti, fino alle estreme conseguenze, che per le due donne sarà una fine prematura: la morte violenta causata dai pagani fanatici per Ipazia, la prostrazione fisica e mentale per Lavinia che, vessata dal fanatismo cristiano, la porterà a non reagire alla malattia e a morire prematuramente.

Diversissime tra loro: Ipazia alta e segaligna è consapevole del suo aspetto non  troppo piacente e questa sua sensazione negativa è sottolineata in un passaggio del romanzo, durante un incontro con coetanee milanesi. “Sul suo volto scende un velo di tristezza: intuisce, infatti, che non potrà mai essere pari alla loro grazia e bellezza”.

Anche nel rapporto verso gli uomini ha la stessa consapevolezza.

Di fronte allo schiavo Crixio pensa: “Come posso piacere a un giovane così bello, alto e biondo?Verrà da qualche popolo barbaro oltre il Reno o il Danubio. Lui è uno schiavo e io sono figlia di un cavaliere romano. Non mi preoccupo per questo ma cosa si direbbe di noi… e poi io non sono bella, sono troppo alta, troppo magra e… non posso certo piacergli ”.

Al contrario di Ipazia, Lavinia è bellissima; in alcuni passaggi del libro sono accennate le sue caratteristiche fisiche che la fanno oggetto di desiderio da parte di molti uomini. Ma a lei questo non importa assolutamente; nella sua breve vita avrà un solo grande amore, Wilfred, che per circostanze avverse sarà costretto ad abbandonarla.

Lei però avrà il ricordo di questo giovane, inciso nel cuore per tutta la vita.

Ipazia, nata ad Alessandria d’Egitto, vive a Milano alla metà del III secolo d.C. in un periodo di feroci persecuzioni contro i Cristiani. La sua famiglia era emigrata in Italia dall’Egitto con la speranza ingannevole di evitare le feroci persecuzioni che là incombevano contro i seguaci di Cristo.

La famiglia paterna di Lavinia era emigrata da Milano in Trentino ad Ausugum per motivi di lavoro ma la giovane donna aveva la speranza, in quel contesto campestre, di trovare un ambiente meno ostile e meno vessatorio per i non convertiti, come lei, alla nuova religione.
Le due donne pur così distanti nelle scelte culturali e religiose si assomigliano per l’intelligenza profonda, per la mancanza d’intolleranza e per una profonda umanità.
Ipazia, mentre non è contenta di leggere e studiare testi di autori pagani da lei ritenuti senza alcun valore, nello stesso tempo avvia a Milano un ricovero-ospedale per i tanti derelitti della città, senza distinzione di religione; accetta nella sua struttura assistenziale cristiani e pagani sofferenti, sollevando le ire di ecclesiastici cristiani fanatici.
Nello stesso tempo Lavinia, pur così legata alla civiltà ellenistico-romana, capisce che il suo mondo sta finendo e che una nuova era sta sorgendo, anche se lei non lo vuole accettare. Le parole della cognata Giulia Paula a Wilfred nelle pagine conclusive del racconto descrivono bene questi aspetti della personalità della protagonista di Ausugum “La grave depressione che l’aveva colpita e che l’ha condotta precocemente alla morte non è per colpa tua, Wilfred, un mondo è crollato e lei non ha voluto accettare questi cambiamenti, è rimasta ancorata a un passato che non c’è più”.
Le parole dette da Lavinia al persecutore Valeriano durante un duro interrogatorio legano le due eroine, che hanno un lontano legame di parentela, in modo indissolubile:
“La sai una cosa Valeriano?”.
Lavinia con aria mesta sussurra all’inquisitore che stava uscendo dalla stanza e che si volge verso di lei per ascoltare, incuriosito.
“Mi raccontava mio padre che tanti anni fa alcuni miei antenati: una donna con i due figli erano stati perseguitati e uccisi a Milano perché avevano abbracciato la religione del Galileo, poverini, una storia terribile.

Dalla finzione alla realtà

Ipazia protagonista del Medaglione Aureografico e Lavinia personaggio principale di Ausugum sono due figure immaginarie create dall’autore dei due racconti storici, anche se esse possono sicuramente raffigurare personaggi femminili veri che, in quei secoli tragici di persecuzioni religiose anticristiane prima e antipagane dopo, subirono il martirio come nel caso di Ipazia o gravi costrizioni personali come nel caso di Lavinia.

Mentre sono conosciuti i cittadini dell’Impero Romano che subirono persecuzioni perché cristiani, tra cui anche molte donne; meno conosciuti, se non completamente ignorati, sono i pagani che subirono persecuzioni dai cristiani oramai trionfanti negli ultimi periodi dell’impero.

Non c’è da stupirsi della cosa: i vincitori hanno cercato di stendere, come sempre accade nella storia, un velo di oblio sulle loro azioni brutali e sui soggetti del loro accanimento.

In questo contesto di cancellazione della memoria collettiva forse un solo nome non è stato rimosso: quello di Ipazia alessandrina, eminente filosofa della Scuola Neoplatonica e scienziata, massacrata da una folla di fanatici cristiani nel Marzo del 415 d.C. ad Alessandria. Sembra accertata la “longa manus” del vescovo di Alessandria Cirillo nell’organizzazione di questo efferato delitto.

Ipazia

crediti immagine Ipazia

 

Più difficile è immaginare l’aspetto della eroina di Ausugum: Lavinia. Nel romanzo è detto che è una donna bellissima, alta, bionda e procace. Per me questa è la Lavinia che ho immaginato.

Lavinia

Attrice: Katheryn Winnick
Serie televisiva: Vikings
Casa cinematografica: Metro Goldwyn Mayers

Amori infelici

Ipazia di fede Cristiana e Lavinia di tradizione Pagana, le due protagoniste del Medaglione Aureografico e di Ausugum, vivono in contesti diversi e in periodi differenti: la prima a metà del III secolo d.C. a Milano, la seconda alla fine del IV secolo d.C. in Trentino. Sono legate da una lontana parentela e una cosa le accomuna in modo indissolubile: una profonda convinzione religiosa e un concetto di moralità che non ammette compromessi. Sono però donne vere non “sante votate alla castità”, che sperimentano, affrontano e subiscono amori sfortunati e senza speranza, ma esse non perderanno mai la dignità per queste traversie, patiranno in silenzio le sventure affettive che dovranno affrontare nella loro vita.
Ipazia innamorata per tutta la sua breve vita dello schiavo Crixio, accetterà il motivato rifiuto del giovane a un rapporto sentimentale tra di loro. Lei che si considera bruttina, indegna di un così bel giovane, accetterà anche di vivere nella stessa casa con l’amato e la sua compagna.
Disperato è anche l’amore di Lavinia per Wilfred. Una serie di circostanze tragiche, indipendenti dalla volontà dei due giovani, porterà a una loro triste e definitiva separazione. Il ricordo del giovane rimarrà nel cuore della donna per tutta la vita.
Nel Medaglione Aureografico è appena accennata, ma non per questo meno avvincente e coinvolgente, una storia d’amore tra la nobile milanese Licia, figlia di un agiato commerciante, Licinio e il tribuno militare Severino Nigro. Sarà la fede cristiana della ragazza a impedire il matrimonio con il giovane pagano.

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