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Novità editoriale 2017



Notizia ANSA 14 febbraio 2017 h18:15

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LEONARDO

e le dodici Pietre del Paradiso

Questo libro nasce da una personale constatazione: preparando una presentazione sul capolavoro vinciano, e osservandone bene i dettagli, ho focalizzato un giorno lo sguardo sulla pietra preziosa dipinta da Leonardo all’altezza della scollatura del Cristo. Mi sembrava di non averla mai vista prima, eppure non era la prima volta che osservavo il dipinto; tuttavia, fino a quel momento,non mi ero mai interrogata sul significato delle pietre preziose. Perché Leonardo le dipinse e qual era il messaggio che voleva comunicare quando le associò agli apostoli e al Maestro? Il mio viaggio alla scoperta del mistero delle dodici pietre è iniziato qui. Ho scelto di intraprendere una strada nuova, di esaminare un’iconografia inesplorata e la relativa spiritualità sottesa, per far emergere un Leonardo inedito, un volto ancora da approfondire e studiare, e che può riservarci nuove emozioni. (testo estratto dalla pagina 9 del libro)

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Occorre poi considerare che gli amuleti egizi erano molto considerati, venivano esportati in tutto il bacino del Mediterraneo, tanto che nel progettare lo hoshen, il pettorale ebraico indossato dal sommo sacerdote, gli Ebrei si ispirarono forse ai pettorali d’oro portati dai faraoni, arricchiti anch’essi di pietre preziose d’ogni tipo, e guardarono allo shen egizio, antico amuleto usato anche in Mesopotamia quale simbolo associato alle divinità. La conoscenza degli Ebrei riguardo alle costellazioni doveva essere sommaria; tuttavia, considerando che l’astrologia era nata in Caldea o a Babilonia,  (testo estratto dalla pagina 27)

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Jacopo da Varazze nella Cronaca di Genova riporta un fatto assai curioso: nel 1101, durante la Prima Crociata, partecipando alla presa della città di Cesarea, i soldati genovesi al comando di Guglielmo Embriaco avrebbero ritrovato il catino di smeraldo in cui Gesù consumò l’Ultima Cena e che Nicodemo impiegò per raccogliere il sangue del Signore dopo la sua morte in Croce. Se è vero, da una parte, che l’autore non prende una posizione in merito all’autenticità del catino, dall’altra è interessante constatare l’esistenza di una leggenda che considerava proprio di smeraldo una reliquia di tale valore. Possiamo supporre che Leonardo conoscesse l’Apocalisse di san Giovanni, mentre non conosceva forse il libro dell’Esodo, (testo estratto dalla pagina 67)

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Nel corso del Quattrocento il progresso e l’aumentata ricchezza portarono a una rinascita artistica e culturale che in ambito cortese si tradusse nella necessità di adottare un più raffinato modo di vestire. La ricerca dell’ornamento prezioso riguardava sia la moda femminile, che quella maschile: accessori come cappelli, guanti, pellicce, stivali, non potevano non recare un gioiello applicato, autentico o falso che fosse. (estratto dalla pagina 85)

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Lo stesso Leonardo aveva elaborato non solo formule chimiche per realizzare le gemme, ma anche rebus e allegorie per comporre messaggi cifrati destinati all’abbigliamento dei nobili della corte sforzesca. Benché usasse definirsi ‘omo sanza lettere’, in realtà l’artista frequentava biblioteche pubbliche, dove aveva accesso anche a manoscritti di carattere scientifico. Grazie ai testi antichi e medioevali, la simbologia delle pietre si era quindi conservata: lo zaffiro, simbolo di umiltà, rendeva l’uomo puro; il berillo giovava alle facoltà intellettive ed era ritenuto capace di prevedere il futuro; (testo estratto dalla pagina 89)

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La situazione nel convento milanese non era ottimale. Il malcontento tra i frati domenicani era generale, e il clima di esasperazione dovette provocare spesso discussioni animate tra i confratelli. Leonardo, tuttavia, non aveva ricevuto un’adeguata formazione religiosa; chi gli suggerì l’iconografia delle pietre preziose? La risposta è infatti rintracciabile nelle parole del maestro da Vinci, (estratto da pagina 95 del libro)

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Per quale motivo Leonardo optò per una scelta così importante? Sappiamo che l’artista conosceva il valore dei simboli, verso i quali nutriva una spiccata attrazione e che impiegò spesso nei suoi dipinti per concretizzare i contenuti che intendeva esprimere. Per comprendere la sua scelta, concettualmente valida, occorre valutare il significato che la pietra rivestiva nell’antichità. Sappiamo che presso le civiltà antiche il minerale era ritenuto di grande importanza: era considerato di buon auspicio e portatore di pace, indicando la primavera, il risveglio degli stati d’animo positivi, la possibilità di rigenerazione e le forze buone contenute nella terra. Hildegarda di Bingen, (brano estratto da pagina 128 del libro)

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Ma arriviamo alla terza ipotesi, quella che considera infine il piano astronomico, al quale Leonardo prestò sempre una grande attenzione. In Età rinascimentale i fenomeni celesti erano tenuti in grande considerazione; sappiamo che lo stesso duca Ludovico il Moro li temeva, al punto da riferirsi ad Ambrogio Varese da Rosate, suo medico e astrologo, per programmare incontri e affari politici. Dipingendo gli apostoli nell’Ultima Cena con indosso una pietra preziosa relativa a un pianeta del sistema, Leonardo svelava qualcosa di molto più grande: come ha scritto (estratto dalla pagina 147)

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Ti è venuta la curiosità di conoscere la Verità nascosta nel Cenacolo di Leonardo e il significato delle pietre preziose dipinte dal Maestro?

Formato del libro 16.8 x 24cm; pagine 232 con illustrazioni a colori.

Copertina libro

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LE MIGLIORI RECENSIONI DEI NOSTRI LETTORI E LETTRICI

 

Sara Valentino: Ho terminato la lettura di Leonardo e le dodici pietre del Paradiso di  Elisabetta Sangalli, non è un romanzo, ben inteso, nemmeno un saggio, ma qualcosa di più, credo proprio di non aver mai letto nulla di simile. Faccio una premessa: ho assistito alla presentazione che Elisabetta ha fatto a Monza e se possibile vi suggerisco di andare ad ascoltarla,  la passione che trasmette è qualcosa di eccezionale; questo per dirvi che leggendo il libro, sentivo la sua voce ancora nella testa quasi una guida. È un libro che va letto con attenzione perché è un percorso che l’autrice ha fatto, una ricerca veramente ricca dalla quale traspare lo studio e la sua immensa preparazione artistica e storica. Ho ripercorso con lei lo studio che deve aver fatto Leonardo, le origini delle pietre ed il loro significato nella tradizione biblica ed il significato che alle stesse venne attribuito nel medioevo, l’ultimo giorno di Gesù e la figura degli apostoli, il loro ruolo in quei tragici giorni e come il Genio sia riuscito a trasporre il tutto nella sua magnifica opera, non solo questo molto altro in realtà, il perché alcuni dei dodici non abbiano avuto una pietra dipinta nell’Ultima Cena. Mi sono dilungata molto, scusatemi ma vi suggerisco di leggere il libro di Elisabetta, merita davvero tutta la mia stima.

 

Vuoi saperne di più?

Contatta l’autrice: elisabetta@genialtutor.com

 

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